La Mostra è stata ideata da Officina Eventi nel solco delle manifestazioni volte a celebrare il cinquecentenario della nascita di Andrea Palladio.
Lontani dal volerlo fare per stereotipi e altrettanto inadeguati per poterne parlare con rigorosa scientificità, abbiamo pensato di accostarci a quanto di importante ha lasciato Palladio alla nostra storia parlandone invece per suggestioni.
Abbiamo così chiesto a designer, architetti e maestri orafi di produrre oggetti traendo ispirazione dall’architettura palladiana o, meglio, da quanto di evocativo l’opera del Maestro padovano riuscisse a trasmettere loro.
Ne è conseguito un risultato eclatante: i professionisti che hanno aderito alla Mostra, pur lavorando su linee professionali a loro congeniali – il design industriale – hanno prodotto oggetti di grande impatto emozionale conferendo alle loro realizzazioni originalità e freschezza e contribuendo al progetto con entusiasmo e indubbia competenza.
La Mostra che ne è risultata è un ricercato – e proprio per questo contenuto nel numero degli oggetti esposti – omaggio ad Andrea Palladio, una prospettiva moderna (se così si può ancora definire) del suo lavoro, il punto di vista di chi, per mestiere, deve anticipare i tempi.
Andrea Palladio, il più famoso architetto italiano, è stato – involontariamente – precursore e contemporaneamente messaggero del made in Italy nel mondo.
Ad avvalorare il risultato che ne è conseguito, spicca infine l’introduzione al catalogo curata dal maestro Alessandro Mendini.
L'ESTRATTO DEL CATALOGO
Non so se esistano dei progetti, delle opere prive di
riferimenti. Penso proprio di no, se non nel caso di Walter
Gropius, personaggio unico e integralista. Per il resto,
il progetto è da considerare un rosario di riferimenti e di
innamoramenti.
La storia e la memoria non solo seducono chiunque disegni,
ma sono il fondamento dal quale fare partire ogni espressione
del nuovo e dell’inedito. Ed è nell’arbitrio individuale
dell’interpretazione del passato, più che nella fredda e
oggettiva analisi filologica degli stilemi della storia, che si
trova il nucleo creativo più adatto per qualsiasi progetto.
Nuclei fondanti di questo fertile metodo ideativo
sono spesso i maestri, Vitruvio, Morris, i futuristi, Le
Corbusier, Aldo Rossi, e fra essi il “primus”: Andrea
Palladio. Da cinquecento anni tutte le architetture
di ogni luogo e tempo portano il segno del Palladio.
Il suo linguaggio è un iper e sovra-linguaggio universale,
versatile, adattabile, esatto e dal risultato sicuro. Tutti
siamo dei palladiani (o delle palladiane), i volenti e anche i
nolenti. Simmetria, eleganza, maestosità, poesia, urbanità:
chi non tende a questi desideri oppure al loro contrario?
Non c’è forma di architettura o di cosa, non c’è stile che
non passi attraverso un’idea palladiana. Non serve arrivare
alla esplicita citazione, all’interpretazione visiva, al gioco
ammiccante su qualche suo schema. Nel caso di Andrea
Palladio (il protettore, l’untore di tutti noi, tutti compreso
Gropius), siamo sempre dei “copisti”. È per via del passaggio
epocale: prima e dopo Cristo, prima e dopo Palladio.
Alessandro Mendini
La Mostra è stata ideata da Officina Eventi nel
solco delle manifestazioni volte a celebrare
il cinquecentenario della nascita di Andrea
Palladio.
Lontani dal volerlo fare per stereotipi e altrettanto
inadeguati per poterne parlare con rigorosa
scientificità, abbiamo pensato di accostarci a
quanto di importante ha lasciato Palladio alla
nostra storia parlandone invece per suggestioni.
Abbiamo così chiesto a designer, architetti
e maestri orafi di produrre oggetti traendo
ispirazione dall’architettura palladiana o, meglio,
da quanto di evocativo l’opera del Maestro
padovano riuscisse a trasmettere loro.
Ne è conseguito un risultato eclatante: i
professionisti che hanno aderito alla Mostra, pur
lavorando su linee professionali a loro congeniali
– il design industriale – hanno prodotto oggetti
di grande impatto emozionale conferendo alle
loro realizzazioni originalità e freschezza e
contribuendo al progetto con entusiasmo e
indubbia competenza.
La Mostra che ne è risultata è un ricercato – e
proprio per questo contenuto nel numero degli
oggetti esposti – omaggio ad Andrea Palladio,
una prospettiva moderna (se così si può ancora
definire) del suo lavoro, il punto di vista di chi,
per mestiere, deve anticipare i tempi.
Lavorare per suggestioni è un privilegio, creare
suggestioni un’arte.
Ciò che ne consegue è che chi ne ha fatto un
mestiere è un artista privilegiato.
La nostra società è completamente immersa nelle
visioni-suggestioni create da questi privilegiati
artigiani; le loro opere illuminano, scrivono,
suonano, contengono, sostengono.
I designer, solo loro, potevano interpretare
Andrea Palladio e non è solo una questione di
professione; Palladio, inconsapevole epigono
del made in Italy nel mondo è il padre di tutte
le suggestioni, le sue opere architettoniche ci
proiettano in un mondo senza tempo dove si
fondono armoniosamente classicità e modernità:
un futurista per i suoi tempi e un senza-tempo
per i nostri.
Il con-tributo della Mostra all’opera del grande
architetto padovano nasce inevitabilmente da un
già esistente, “un valore oggettivo che diventa
strumento operativo nelle mani di progettisti
creativi”, come direbbe Bruno Munari.
Officina Eventi
2C Workshop
Ahad Shahhoseini
alberto Ghirardello
Alfio e Santo Cicala
Assia Alaimo
Barbara Dini per Tagliamonte
Daniela Lombardi
Andrea Di Filippo e Enrico Zanolla (DZ Studio)
Gabriele Pardi e Laura Fiaschi (gumdesign)
Generoso Design e Tak Design
Generoso Parmegiani (Generoso Design)
Giuseppe Finocchio (Casacomeme)
Giusi Stagnitta e Fabio Patanè
Irene Sartor
Maria De Toni
Pierfrancesco Arnone (Studio Arnone)
Roberto Coin
Roberto Intorre
Romolo Stanco
Stefania Lucchetta
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